Mak Yong

Questa antica forma teatrale creata dalle comunità malesi del Kelantan, nella Malesia nord-occidentale, combina recitazione, canto e musica strumentale, gestualità e costumi elaborati.

Il Mak Yong è  rappresentato principalmente come divertimento o per scopi rituali collegati a pratiche di guarigione.

 

Gli studiosi ipotizzano che il Mak Yong sia comparso molto prima dell’islamizzazione del paese, avvenuta per opera di mercanti indiani nel XII secolo. Venne rappresentato in qualità di teatro reale sotto il diretto patronato del Sultanato di Kelentan fino agli anni Venti del XX secolo. La tradizione venne successivamente perpetuata in un contesto rurale senza abbandonare le numerose raffinatezze acquisite a corte, come, ad esempio, i  sofisticati motivi decorativi dei costumi.

Una tipica rappresentazione di Mak Yong si apre con una cerimonia di offerta seguita da danze, recitazione e musiche come pure da monologhi e da dialoghi improvvisati. La danza più importante del repertorio è la danza Mengadan Rebab che viene eseguita all’inizio di ogni rappresentazione e dura circa 15 minuti. Un singolo dramma, invece, può essere molto lungo e venire presentato per più sere consecutive in una serie di performances di tre ore.

Nell’ambiente dei villaggi tradizionali le rappresentazioni si tengono su un palcoscenico temporaneo allestito all’aperto, costruito in legno e foglie di palma.

Il pubblico siede sui tre lati del palcoscenico, il quarto lato essendo riservato all’orchestra che consiste in un liuto a puntale a tre corde, suonato per mezzo di un archetto (il rebab), in un paio di lunghi tamburi doppi a forma di barile (i gendang) e  in gong legati e appesi (i tetawak).

Tutti i ruoli sono interpretati da donne mentre i musicisti che le accompagnano sono uomini. Le storie si basano su antiche leggende malesi di tradizione orale, popolate di personaggi di stirpe reale, divinità e clown. La danzatrice principale, chiamata Mak Yong, regge in mano una canna di bambù con cui batte il clown (peran) nei drammi danzati.

Mak Yong è anche associato a rituali in cui sciamani tentano la guarigione per mezzo del canto, delle danze di trance e della possessione.

Il Mak Yong, che richiede lunghi anni di addestramento, è stato preservato sino ad oggi soprattutto grazie alla trasmissione orale. Ma nella società odierna sono poche le persone disposte ad affrontare un apprendistato così duro come quello richiesto per questa arte, ne risulta che questa importante tradizione sia in una fase di declino, come testimoniano il ridotto repertorio drammatico e musicale e il sempre esiguo numero di performers.

Allo scopo di preservare questa importante tradizione performativa malese l’Unesco, nel 2008,  ha inserito il Mak Yong nella lista rappresentativa dei capolavori del Patrimonio immateriale dell’umanità.

Rossella Marangoni

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Pubblicato in AsiaTeatro, Anno I (2011)