Fukushima Musikverein Chor a Milano

L’associazione AsiaTeatro è lieta di patrocinare il concerto a Milano del Fukushima Musikverein Chor in collaborazione con il Coro Bach:

Concerto per la pace e l’amicizia
Venerdì 6 gennaio 2017 – ore 15
Santuario di Santa Maria dei Miracoli e San Celso
Corso Italia 37
Milano
ingresso gratuito

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Con il patrocinio di:
Consolato Generale del Giappone a Milano
AsiaTeatro
Associazione Giappone in Italia

Evento inserito nel calendario ufficiale delle celebrazioni per il 150° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia

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Programma

Fukushima Musikverein Chor
Akatonbo –  da Five songs di Yamada Kosaku, trascrizione Miyoshi Akira, Direttore Kanno Masami
Machiboke – da Five songs di Yamada Kosaku, trascrizione Miyoshi Akira, Direttore Kanno Masami
Pechika – da Five songs di Yamada Kosaku, trascrizione Miyoshi Akira, Direttore Kanno Masami
La pioggia – da L’anima dell’acqua di Takata Saburo, Direttore Takahashi Yuji
Small sky di Takemitsu Toru, Direttore Takahashi Yuji
Wings di Takemitsu Toru, Direttore Takahashi Yuji

Coro Bach di Milano Direttore Sandro Rodeghiero
Dormi, dormi di Bruno Bettinelli
Bogoroditse Devo di Serghei Rachmaninov
O magnum mysterium di Morten Lauridsen

Fukushima Musikverein Chor e Coro Bach di Milano
Messa no.2 D167 G maggiore di Schubert, Direttore Korai Masanobu
Magnificat RV610 di Vivaldi, Direttore Sandro Rodeghiero

 

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Il Coro Fukushima è stato fondato nel 1990 da Korai Masanobu, per il desiderio di creare un coro capace di esecuzioni di alto livello qualitativo e artistico in Giappone e all’estero. I membri sono tutti stati scelti con un’audizione, e la maggior parte dei membri si sono diplomati all’università di musica in Giappone, e sono docenti di scuola media o liceo. Dalla fondazione il Coro ha tenuto 58 concerti in Giappone, nella provincia di Fukushima e a Tokyo, all’estero a Vienna, Berlino, Lipzig, Seoul, Bratislava, Chemnitz. Il coro è anche riconosciuto nell’ambiente per i molti concerti con la Fukushima Musikverein Orchestra. Nel loro vasto repertorio è presente la musica sacra, la musica occidentale fino alla contemporanea, e anche i compositori giapponesi tradizionali e contemporanei.

koraimasanobu-square-800x600Il direttore musicale Korai Masanobu si è laureato alla Yamagata University alla Facoltà d’Arte, nella sua lunga carriera è stato docente alla Fukushima High School, Asaka High School e altre. La prefettura di Fukushima gli ha conferito il Riconoscimento per la diffusione e lo sviluppo delle orchestre dei licei. Ha diretto il Coro 24 volte nei concerti all’estero. Ha participato a Internationale Bachakademie Stuttgart, e ha diretto il Gachinger Kantorei, il Bach Collegium. Nel 2015 è stato insignito del Person of Cultural Merit di Fukushima. E’ presidente onorario del Fukushima Choral Association, presidente del Fukushima Chamber Chor, direttore musicale del Trinklied Männerchor, direttore musicale del Musicantechor Fukushima.

kanno-2-square-800x600Il presidente del Fukushima Musikverein Chor è Kanno Masami, si è laureato alla Kunitachi College of Music. E’ stato docente alla Asaka Girl’s High School, Fukushima Girl’s High School, Tachibana High School, Koriyama High School, e altre; dal 1987 al 1998, con il coro di Asaka Girl’s High School, ha vinto il primo premio del The National Choral Competition 12 anni di seguito e 11 volte il Honorable Award of the Minister of Education. Nel 1995 ha vinto il Grand Prix del The National Choral Competition. Nel 2015 ha vinto primo premio del The Nationwide Contest of Music sponsored by NHK. Inoltre è stato insignito del Premio Insegnante di Eccellenza del Ministero dell’Educazione. E’ vice presidente del Japan Choral Association, presidente del Japan Choral Association Tohoku Division, presidente del Fukushima Choral Association, direttore del Sukagawa Female Chorus, Trois Leur, Asaka Female Choir, L’Aube des Temps.

a-ok-800x600Il direttore Takahashi Yuji si è laureato alla Tokyo Gakugei University Facoltà d’Arte. Ha portato alla National Choral Competition, come il direttore, i cori di Aizu High School e l’Aizu Gakuho High School.
Nel 2004 ha vinto il Honorable Award of the Minister of Education. E’ direttore del Coro Aizu e del Chourus Cosmos, inoltre è vice presidente di Fukushima Choral Association.

hoshieiichi-800x600Il pianista Hoshi Eiichi, si è laureato alla Yamagata University, alla Facoltà d’Arte.
E’ docente alla Fukushima Higashi High School. Come direttore, ha portato alla vittoria alla National Choral Competition, il Coro dell’Asaka Girl’s High School e il Wind Ensemble Orchestra. E’ stato insignito del Premio Insegnante di Eccellenza del Ministero dell’Educazione. E’ vice presidente della Fukushima Choral Association, è anche Direttore del Kurabikan, Choral Aurora.

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Il Coro Bach di Milano nasce nel maggio 1995, per iniziativa del suo attuale direttore, Sandro Rodeghiero, da un gruppo di coristi appassionati del grande musicista tedesco, con il desiderio di dare un contributo tutto italiano a un repertorio di grandissimo interesse qual è quello delle cantate sacre e, più in generale, della musica sacra di Bach, e di diffonderlo presso un pubblico più ampio e variegato possibile. Negli anni, tuttavia, il repertorio si è ampliato fino a comprendere autori di tutte le epoche. Il coro ha al suo attivo oltre 100 concerti, ospitati nelle più belle chiese e sale da concerto della nostra Milano e di altre città. In collaborazione con l’associazione culturale Extra Moenia ha co-organizzato negli anni alcune importanti iniziative, tra cui due edizioni de “Le Cattedrali della Musica”: nel 2000 per il 250° anniversario della morte di Bach e nel 2006 per le celebrazioni cittadine del 250° anniversario della nascita di Mozart, con il patrocinio del Comune di Milano e la partecipazione di cori e solisti provenienti da tutta Europa. È stato ospitato in diverse stagioni musicali, nel 2011 è stato invitato a partecipare al concerto delle celebrazioni per il 40° anniversario delle relazioni Italia-Cina, al Teatro Arcimboldi, con un repertorio di canti tradizionali cinesi in lingua originale; nel maggio del 2014 ha partecipato a “Orfeo, canta!”, uno spettacolo itinerante tra le sale del Museo del Novecento a Milano prodotto e diretto dal regista Franco Brambilla; nel Novembre del 2014 ha eseguito il Deutsches Requiem di J. Brahms nel Duomo di Casale Monferrato nell’ambito del Festival Luoghi Immaginari, con la direzione di Yulia Khutoretskaya; nel giugno 2015 ha celebrato il XX anniversario della fondazione con l’esecuzione di due grandi cantate bachiane: BWV21 e BWV172, e più recentemente, nel Giugno 2016, ha rieseguito il Requiem di Brahms a Milano. Il Coro Bach ha sempre privilegiato il rapporto tra musica e solidarietà, e con questo spirito da diversi anni collabora alla realizzazione di iniziative finalizzate non solo alla raccolta fondi ma anche a far conoscere al pubblico i progetti umanitari più importanti e innovativi.

rodeghiero-1-800x600Sandro Rodeghiero è il Direttore del Coro Bach di Milano, ha compiuto gli studi universitari e musicali a Milano, ha quindi studiato direzione di coro con i Maestri Zingaro e Galimberti e ha frequentato i corsi di direzione d’orchestra del Maestro M. Dones. Dal 1978 al 1986 ha insegnato chitarra classica presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Dal 1988 è direttore del Coro dei C.P.S.M. Nel 1992 ha fondato il Coro Arcadelt con il quale si è dedicato al repertorio polifonico rinascimentale a cappella. Nel 1995 ha fondato, e da allora dirige il Coro Bach di Milano, col quale si dedica all’esecuzione di musica sacra per coro e orchestra di Bach e del barocco europeo, nonché alla musica a cappella dal Rinascimento ai giorni nostri.

Per maggiori informazioni
www.fukushimamusikvereinchor.com

 

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Pubblicato in AsiaTeatro, Anno VI (2016)

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Crowdfunding per l’ISTA di Eugenio Barba

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa richiesta di sostegno:

Contribuisci alla realizzazione dell’ultima grande sessione dell’INTERNATIONAL SCHOOL OF THEATRE ANTHROPOLOGY diretta da Eugenio Barba:

https://www.produzionidalbasso.com/project/xvi-sessione-ista-international-school-of-theatre-anthropology-diretta-da-eugenio-barba-6-16-agosto-2020-italia/


La XVI sessione dell’ISTA – International School of Theatre Anthropology – avrà luogo in Italia dal 6 al 16 agosto 2020 e sarà la sessione che precederà un momento storico teatrale fondamentale: dal 1 Gennaio 2021 Eugenio Barba lascerà l’incarico di direttore del Nordisk Teaterlaboratorium a Julia Varley.

I 60 partecipanti (40 internazionali e 20 italiani) saranno selezionati, tramite bando pubblico, dal M° Eugenio Barba.

Maestri di diverse tradizioni di teatro e danza, in collaborazione con Eugenio Barba, introdurranno i partecipanti al livello pre-espressivo dei loro stili, ovvero al livello della presenza scenica. I principi tecnici che governano l’arte di un attore/danzatore non si presentano mai allo stato puro, ma compaiono sempre sotto le vesti di uno stile. Quando le vesti appartengono a stili e tradizioni che ci sono estranei, questi principi elementari rischiano di restarci nascosti per l’estraneità delle forme che li contengono. Quando le vesti ci sono familiari, è questa stessa familiarità ad affievolire la nostra attenzione. I primi giorni di apprendistato dei danzatori e degli attori sono decisivi. È su questa soglia che si incontrano i principi elementari della presenza scenica. La presenza scenica è la base su cui attori e danzatori costruiscono la relazione con gli spettatori e di conseguenza una presenza sociale.

Nella XVI sessione dell’ISTA maestri di teatro e danza di diverse tradizioni ripercorreranno i primi passi del loro apprendistato. Nel corso della giornata esemplificheranno, con lavoro pratico e dimostrazioni, come hanno imparato e personalizzato la loro tecnica specifica. I partecipanti, selezionati dal Maestro Eugenio Barba tramite un bando pubblico, avranno l’opportunità di vivere l’esperienza del “primo giorno” diventando consapevoli dei principi che animano il saper fare fisico e mentale di un attore/ danzatore. Durante le dimostrazioni e i racconti biografici i partecipanti avranno modo di conoscere percorsi interculturali della presenza sociale dei maestri attori/danzatori.


APPELLO AI GIOVANI TEATRANTI

PERCHÉ È IMPORTANTE FARE OGGI UN’ISTA

“Come regista di LINEE LIBERE, una compagnia indipendente di giovani under 35 attiva dal 2015, penso sia fondamentale fare oggi in Italia una sessione dell’International School of Theatre Anthropology: un’ ISTA.

E’ fondamentale perché misurarsi all’energia e alla consapevolezza tecnica del lavoro dell’ISTA è un’esperienza che può cambiare la vita.

A me l’ha cambiata. Ha cambiato il mio modo di vedere e percepire il lavoro artistico, come anche la mia sensibilità nei confronti di abitudini, filosofie, e approccio alla vita professionale che hanno attori ed essere umani provenienti da altre culture.

E’ stato fondamentale per il mio personale percorso artistico incontrare Eugenio Barba e l’Odin Teatret. È stata l’occasione per relazionarmi in modo diverso al mio mestiere e ha favorito una maggiore coscienza e possibilità di “entrare meglio nella vita e nell’arte”. Ho sperimentato che l’arte può diventare una forma profonda di scambio, di baratto di diversità, un mezzo per entrare in contatto con intere popolazioni, immettendosi nel tessuto sociale di regioni e nazioni e portando il Teatro dove Teatro non c’è. L’Odin Teatret lo ha fatto attraverso spettacoli di strada e spettacoli nei quali dialogano più lingue e linguaggi scenici. Ma per un giovane come me e come i miei collaboratori, che cerchiamo di affilare le armi del mestiere, sono stati determinanti le dimostrazioni tecniche dei suoi attori e la mia partecipazione all’ISTA, un ambiente di incontro, studio e analisi del sapere teatrale che riunisce attori e danzatori di più culture e tradizioni.

Ma l’ISTA permette anche di scoprire la nostra forza di giovani teatranti di agire e smuovere qualcosa in un momento storico in cui l’odio, il razzismo e la paura del diverso sono sempre più impellenti. Asseconda la ricchezza che come esseri umani abbiamo di aprirci all’ascolto di altri modi di vita e di pensiero e lasciarci ispirare da tecniche di tradizioni poco note. Questa è un’opportunità che non riusciremmo mai a procacciarci attraverso i settori teatrali socialmente riconosciuti.

Scrivo questo appello ai giovani teatranti italiani perché è mia volontà organizzare una sessione dell’ISTA in Italia. Voglio realizzare questa necessità insieme ai miei fidati collaboratori di LINEE LIBERE con la quale sosteniamo un’idea di Arte che si allontana da ciò che viene promosso e “raccontato” negli allettanti giri di conoscenze del sistema teatrale. Ma mi rivolgo anche a tutti coloro che vivono nelle mie condizioni e sentono il bisogno di agire.

Noi che siamo la nuova generazione di teatranti italiani, dobbiamo unirci per una causa che è centrale per gli interessi artistici personali di noi tutti. Tocca a noi sensibilizzare le persone e invogliarle a cercare stimoli ed esperienze che si differenzino dalle idee che ormai stanno modificando il nostro senso di socialità.

Aiutiamoci tra noi e sosteniamo l’idea di uno scambio di ideali artistici e di una crescita tecnica.

È sufficiente pensare che nulla è impossibile. Dobbiamo insistere sul perché facciamo Teatro, sul motivo per cui l’abbiamo scelto, persistendo con sacrificio in un mestiere che ci è caro.

Potete appoggiare LINEE LIBERE e aiutare voi stessi a realizzare l’ISTA per promuovere l’idea che il Teatro ha bisogno di:

– ampliare le conoscenze tecniche, integrando nuovi modelli europei ed extraeuropei;

– respirare diverse filosofie di vita e di approccio all’arte attraverso una dimensione transculturale;

– consentire ai giovani di mettersi nell’ottica che di teatro si può vivere e che, se non lo si svilisce, il teatro aiuta a far vivere meglio le persone;

– pensare che un progetto di risonanza mondiale come l’ISTA, si adopera ad aprire gli occhi a tante persone, partendo dal paese che raccoglierà questa manifestazione.

Questo appello è una richiesta di sostegno e contributo e si rivolge:

– a tutte le compagnie teatrali di giovani professionisti che resistono ogni giorno in un mestiere così arduo e che molti ci consigliano di abbandonare;

– alle associazioni culturali che vogliono lavorare sull’integrazione di nuove culture;

– ai collettivi artistici che sostengono il lavoro di squadra e considerano essenziale collaborare per portare anche solo un secchiello di acqua per costruire una nuova fonte;

– a tutti coloro che seguono il lavoro di Eugenio Barba e degli attori dell’Odin Teatret che da più di mezzo secolo dimostrano che questa fonte esiste;

– a tutti coloro che, pur non essendo direttamente collegati al mondo teatrale, ritengono la realizzazione di una sessione dell’ISTA in Italia un progetto la cui diversità è un valore e un’occasione unica di conoscenza artistica e apertura culturale per noi tutti.

Come tutte le cose, si inizia da un primo secchiello di acqua per costruire una nuova fonte. Sono piena di fiducia.

Irene Di Lelio

regista di Linee Libere, compagnia teatrale indipendente


 

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Pubblicato in AsiaTeatro, Anno IX (2019)

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L’Orchestra Sinfonica di Ningbo al Teatro Franco Parenti

Orchestra Sinfonica di Ningbo

L’orchestra Sinfonica di Ningbo, simbolo della grande città portuale internazionale, non lontana da Shanghai, ha omaggiato Milano, giovedì 18 luglio presso il Teatro Franco Parenti, di un concerto tra musiche popolari cinesi e la nostra musica occidentale del periodo classico.

Nella prima parte del concerto, in apertura, è stata eseguita la nota canzone popolare 茉莉花 mólíhuā, fiore di gelsomino, con strumenti delle orchestre occidentali, secondo l’arrangiamento di Li Wenping.

L’orchestra costituita da elementi giovani, ha poi stupito il pubblico con la versione della leggenda di Liang Shanbo e Zhu Yingtai, gli amanti farfalla, 梁山伯与祝英台 Liáng Shānbo yǔ Zhù Yīngtái, per violino ed orchestra composta da He Zhanhao e Chen Gang. Il violinista Feng Xiao ha eseguito il concerto con tecnica, eleganza e precisione, imitando con il proprio strumento, uno Stradivari, gli strumenti tradizionali cinesi: infatti questo concerto spesso è eseguito. In realtà tutto il concerto è stato composto tenendo conto della scala pentatonica, seguendo le convenzioni musicali cinesi.

Nella seconda parte è stata eseguita la settima sinfonia di Beethoven in la maggiore Op. 92 in quattro movimenti: il primo, il terzo ed il quarto caratterizzati da una maggiore vivacità, il secondo, un allegretto da un andamento meditativo.

Per eseguire la settima sinfonia di Beethoven l’orchestra ha utilizzato un maggior numero di elementi, dovendo impiegare una maggiore massa sonora: il direttore d’orchestra è riuscito a scuotere l’ascoltatore, infondendo un sentimento di speranza dato dall’ammirazione del bello e per tutto ciò che è puro. 

(IG)

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Assemblea dei soci 2019

Il Consiglio direttivo dell’associazione culturale AsiaTeatro convoca l’assemblea annuale dei soci sabato 29 giugno 2019, in prima convocazione alle ore 16.30 e in seconda convocazione alle ore 17.00, presso la saletta privata del bar “Ci vuole un drink” sito in via Martiri Oscuri 3, Milano (metro MM1 Rovereto).

Ordine del giorno:
1 – riepilogo delle attività svolte nel 2018 e discussione delle attività future;
2 – approvazione del bilancio consuntivo e preventivo;
3 – varie ed eventuali.

Si ricorda che possono partecipare all’assemblea solo i soci in regola con il pagamento della quota annuale. È possibile delegare un altro socio comunicandone il nome via mail o attraverso il modulo allegato. Ogni socio non può avere più di tre deleghe.

Cordiali saluti
la Presidente
Carmen Covito

http://www.asiateatro.it/up/asiateatro-delega.doc

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SOGNI. Concerto 18 maggio 2019

in occasione della mostra
KOKESHI
La tradizione artigianale del Tōhoku

l’associazione culturale AsiaTeatro
presenta

SOGNI

concerto per violino, viola e voci recitanti
su testi di Natsume Sōseki
con Yoko Morimyo e Giovanni Calcagno

Spazio delle Culture “Khaled al-Asaad”
MUDEC – Museo delle Culture di Milano
18 maggio 2019 ore 18,30

 

 

Ho fatto questo sogno: è così che Sōseki ci introduce bruscamente nel suo mondo onirico, fatto di storie misteriose a spasso nel tempo. La ritmica della scrittura e lo stile letterario conferiscono alle sue parole il potere di trasportarci immediatamente dentro potenti affreschi in continuo movimento, potrei dire dentro immaginari da grande cinema.
La sfida per noi è quella di restituire questo enorme potenziale immaginifico attraverso un percorso sonoro che stimoli lo spettatore ad avvicinarsi senza riserve ad una narrazione nella quale tutto è possibile e la logica non ha più alcun valore.
Giovanni Calcagno

 

PROGRAMMA

“Obsession” da Sei Sonate per Violino solo Op 27 di Eugène Ysaÿe (1923)
La sesta notte (lettura)
Improvvisazione con violino
La quinta notte (lettura)
N°5 da 24 Capricci per Violino solo Op.1 di Nicolò Paganini (1820)
La nona notte (lettura)
“Elegia” per Viola sola di Igor Stravinsky(1944)
La prima notte (lettura)
“Ballate” da Sei Sonate per Violino solo Op.27 di Eugène Ysaÿe (1923)

I testi sono tratti da “Sogni di dieci notti” (Yume jūya) di Natsume Sōseki.
Adattamento di Giovanni Calcagno basato sulla traduzione di Andrea Maurizi contenuta nel volume “I dieci colori dell’eleganza. Saggi in onore di Maria Teresa Orsi”, a cura di M. Mastrangelo e A. Maurizi (Aracne Editrice 2013)

Ringraziamo il maestro Bruno Riva per la calligrafia del carattere  夢 (yume)

 

Yoko Morimyo, nata a Tokyo e residente in Italia, ha conseguito il diploma di Solista nel 2003 con il M° Carlo Chiarappa al Conservatorio della Svizzera Italiana (CSI). Ha effettuato numerose registrazioni per la radio (RSI) e collaborato alla realizzazione di vari cd. Ha partecipato a festival (Biennale di Venezia, MITO etc.) e vanta collaborazioni con importanti Ensemble contemporanei (tra cui Divertimento ensemble, Icarus ensemble). Usa un violino di Ernesto de Angelis (1997) e un violino di Paolo Antonio Testore.
Sito personale: http://www.yokomorimyo.it

 

Giovanni Calcagno è un autore, attore e narratore siciliano. Al cinema è interprete (fra gli altri) per Marco Bellocchio (Buongiorno Notte, Il traditore), Giulio Manfredonia (Si Può Fare), con il quale si aggiudica il premio Ciak d’oro, Mario Martone (Noi credevamo), Luigi Lo Cascio (La città ideale), Giovanni La Pàrola (Il mio corpo vi seppellirà), Danny Boyle (Trust). In teatro è stato diretto da Mario Martone, Vincenzo Pirrotta, Luigi Lo Cascio. Coordina l’attività della Casa dei Santi insieme ad Alessandra Pescetta, con cui ha prodotto, fra l’altro, per il cinema La città senza notte e L’ombra della sposa, in concorso a Venezia 2017, e per il teatro gli spettacoli Il piccolo principe in versi e Mystic Luna Park. Ha pubblicato per A&B Edizioni, U principuzzu Nicu e Tre mele cadute dal cielo, raccolta di fiabe armene tradizionali.
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Scarica il programma di sala in pdf

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Kokeshi in mostra a Milano

Al MUDEC – Museo delle Culture di Milano una mostra presenta per la prima volta in Italia un’ampia raccolta di kokeshi, le piccole sculture in legno dall’aspetto di bambola che sono considerate l’emblema culturale della regione del Tōhoku, nel nord-est del Giappone.

Si apre così la stagione espositiva che il MUDEC dedicherà al Giappone nel corso del 2019. In autunno infatti verrà presentato al pubblico un grande progetto che coinvolgerà tutti gli spazi espositivi del Museo, dedicato ai diversi aspetti  storici, artistici e culturali che hanno legato nel corso dei secoli l’Italia e il Giappone.

La mostra “KOKESHI. La tradizione artigianale del Tōhoku” è stata organizzata nel quadro dell’accordo tra l’Università degli Studi di Milano e il MUDEC, con il sostegno della Japan Foundation e il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano, ed è stata curata dalle docenti Virginia Sica, del Dipartimento di Scienze della mediazione linguistica e di Studi interculturali, e Rossella Menegazzo, del Dipartimento di Beni culturali e ambientali, insieme alla scrittrice Carmen Covito, presidente dell’associazione culturale AsiaTeatro.

Saranno esposti kokeshi antichi e moderni provenienti da collezioni private italiane, affiancati da alcuni pezzi unici che sono stati realizzati appositamente in occasione di questa esposizione da tre laboratori di maestri artigiani del Tōhoku.

La regione del Tōhoku, nota anche da noi per i tragici eventi causati dal grande terremoto del 2011, è oggi particolarmente attiva nella valorizzazione del proprio patrimonio artigianale, che si presenta come una tradizione vivente, con botteghe dove le tecniche e i sistemi decorativi vengono ancora oggi tramandati di padre in figlio.

Come per la maggior parte delle sculture artistiche in legno, la produzione dei kokeshi inizia con la scelta e il taglio dell’albero. La lavorazione eseguita al tornio dal maestro artigiano viene completata con  una decorazione dipinta che differisce a seconda delle scuole, dell’epoca e della zona di produzione.

Come scrive Maria Teresa Orsi nella presentazione della mostra, queste bambole “semplici, colorate a mano in una codificata ma pressoché infinita variazione di rappresentazioni formali, costituiscono uno degli esempi più singolari dell’artigianato nato nel nord est del Giappone”.  Si ritiene che i kokeshi abbiano avuto origine agli inizi dell’Ottocento “per opera degli abitanti dei villaggi di montagna, poi trasferitisi nei vari centri termali, onsen, dove tuttora la maggior parte degli artigiani mantiene i suoi laboratori. Col tempo, soprattutto dagli inizi del Novecento, si sono diffusi in tutto il Giappone, trasformandosi talvolta in semplici oggetti ricordo (omiyage) da comprare frettolosamente e da portare ad amici e parenti, fino a che, dal 1928 circa, hanno cominciato a essere considerati prodotti da collezionare con la cura e il rispetto che si deve a un’opera d’arte.”

All’interno della mostra sarà proiettato un video inedito che documenta il lavoro di creazione dei kokeshi nei laboratori artigiani, con interviste ai maestri che hanno realizzato per l’occasione le opere esposte: Masahiro Hayasaka, Akihiro Sakurai e suo figlio Naomichi, Akira Suzuki e suo figlio Takashi.

Le caratteristiche delle diverse scuole, i significati antropologici, i valori artistici dei kokeshi e l’ambiente in cui vengono prodotti saranno oggetto di un ciclo di conferenze, tenute da Maria Teresa Orsi (19 maggio), Andrea Maurizi (23 maggio), Carmen Covito (25 maggio), Rossella Menegazzo (30 maggio) e Virginia Sica (1 giugno).

L’inaugurazione della mostra avrà luogo sabato 18 maggio alle 17,30. A seguire, alle 18,30 la violinista Yoko Morimyo e l’attore-regista Giovanni Calcagno con un breve concerto per violino, viola e voci recitanti renderanno omaggio allo scrittore Natsume Sōseki, uno dei padri della letteratura giapponese moderna.

 


 

KOKESHI. La tradizione artigianale del Tōhoku

18 maggio – 2 giugno 2019
Spazio delle Culture “Khaled al–Asaad”
MUDEC – Museo delle Culture
via Tortona 56,  Milano

Inaugurazione sabato 18 maggio ore 17.30

Orari di apertura della mostra:
Lunedì 14.30/19.00
Mar, mer, ven 14.00/19.00
Giovedì 14.00/22.00
Sabato 10.00/22.00
Domenica 10.00/19.00

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

 

A cura di:
Virginia Sica (Dipartimento di Scienze della Mediazione linguistica e di Studi interculturali, Università degli Studi di Milano)
Rossella Menegazzo (Dipartimento di Beni culturali e ambientali, Università degli Studi di Milano)
Carmen Covito (AsiaTeatro associazione culturale)

In collaborazione con:
MUDEC – Museo delle Culture
Communa (Sendai, Giappone)
Museum of Kamei Collection (Sendai, Giappone)
Asia Pacifico (Gruppo di Ricerca UniMi)

Con il sostegno di:
The Japan Foundation

Con il patrocinio di:
Dipartimenti di Scienze della Mediazione linguistica e di Studi interculturali, e di Beni culturali e ambientali dell’Università degli Studi di Milano
Consolato Generale del Giappone a Milano
AISTUGIA (Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi)
AsiaTeatro
CARC (Contemporary Asia Research Centre)

Coordinamento organizzativo: Miya Itō, Eleonora Lanza, Cristina Panzeri
Progetto di allestimento: Adele Passaniti
Fotografia di sala e per la grafica: Karin Vettorel
Grafica: Margherita Aurora Terrasi

 


 

PROGRAMMA

 

sabato 18 maggio

ore 17.30  – Inaugurazione

ore 18.30Sogni, con Yoko Morimyo e Giovanni Calcagno. Concerto per violino, viola e voci recitanti su testi di Natsume Sōseki.

 

domenica 19 maggio ore 17

conferenza di Maria Teresa Orsi (Università La Sapienza di Roma)

Un viaggio fra i kokeshi.

I kokeshi del Tōhoku costituiscono gli autentici rappresentanti di un artigianato che unisce alla semplice linearità della forma una pressoché infinita varietà di disegni e colori. Nati agli inizi dell’Ottocento, sono suddivisi ancora oggi in undici “famiglie”, spesso identificabili col villaggio di origine e ciascuna caratterizzata da precisi contrassegni creativi. Questi (e altri) aspetti assegnano loro una valenza non solo estetica ma anche culturale e sociale, sia nelle forme più legate alla tradizione, sia nelle proposte più innovative e sperimentali degli ultimi tempi.

 

giovedì 23 maggio ore 18.30

conferenza di Andrea Maurizi (Università degli Studi di Milano-Bicocca)

La forza evocativa della tradizione folclorica del Tōhoku.

Nel corso della seconda metà del secolo scorso, la percezione popolare dei kokeshi è cambiata, trasformandoli da semplici giocattoli in simboli che evocano, insieme a una forte nostalgia per i valori più tradizionali del Giappone, la continuità della storia, il ruolo della donna e le origini della sensibilità giapponese. La conferenza esamina il processo che ha reso possibile questa trasformazione.

 

sabato 25 maggio ore 18.30

conferenza di Carmen Covito (scrittrice e presidente dell’associazione AsiaTeatro)

Le bambole nell’acqua. Antichi rituali di purificazione in Giappone.

Fin dalla preistoria in Giappone vari oggetti di forma umana (hitogata) sono stati utilizzati a scopi apotropaici o magico-religiosi. Una delle funzioni fondamentali che assolvevano era quella di “sostituto” (katashiro) dell’essere umano, che in determinate occasioni cerimoniali o momenti di passaggio poteva trasferire sull’oggetto le proprie impurità o deviare i possibili rischi di morte, malattia e altre sfortune. Questo accade tuttora in alcuni riti dello shintoismo e, in maniera più nascosta, è all’origine di note tradizioni come la festa delle bambole Hina Matsuri.

 

giovedì 30 maggio ore 18.30

conferenza di Rossella Menegazzo (Università degli Studi di Milano)

Riconsiderazioni contemporanee sui kokeshi tra arte popolare, artigianato e design.

L’oggetto kokeshi può essere letto nel contesto di una produzione artigianale-artistica locale rappresentativa del più ampio mercato dell’arte giapponese. La non scindibilità degli elementi artistici, tecnici, decorativi dei manufatti giapponesi ha segnato le modalità di ricezione dell’arte nipponica a livello internazionale sin dalle prime esposizioni internazionali dell’Ottocento, suscitando prima grande curiosità e critica come arti decorative, poi grande apprezzamento e fascino per la cura del dettaglio, dei materiali e delle forme. Oggi più che mai si assiste a una rivisitazione del valore di tanti oggetti nati nell’ambito delle arti popolari come i kokeshi, passati da prodotti d’artigianato locale a oggetti di design da collezionismo internazionale.

 

sabato 1 giugno ore 18.30

conferenza di Virginia Sica (Università degli Studi di Milano)

Il Tōhoku e la tradizione rurale nella cultura del presente. L’eredità storica, artigianale e rituale.

L’intervento esplora le vicende storico-economiche più rilevanti per le comunità rurali del Tōhoku  e ne considera gli effetti sulla persistenza di alcuni artigianati e aspetti rituali, esclusivi del territorio. Dalla realizzazione di kokeshi al rituale in onore dei kokeshi ‘dismessi’; dai talismani in legno a forma di cavallo (kinoshita-koma) al Chagu-chagu umakko, festival di inizio estate a Morioka, con la spettacolare parata di cavalli; dai daruma che rievocano il Signore Date Masamune alla parata in costume tenuta in suo onore ogni estate nelle vie di Sendai.



INFO UTILI:

MUDEC – Museo delle Culture di Milano (Via Tortona, 56)

18/05/2019 – 02/06/2019

Ingresso gratuito

ORARI di apertura della mostra:
Lun 14.30-19.00/ mar, mer, ven 14.00-19.00 / Gio 14.00-22.00 / Sab 10.00-22.00  / Dom 10.00-19.00

www.mudec.it
c.museoculture@comune.milano.it

 

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People – prima le persone

AsiaTeatro aderisce alla manifestazione nazionale PEOPLE – PRIMA LE PERSONE, in difesa dei diritti e contro tutte le discriminazioni. La filosofia della nostra associazione culturale, nata per favorire la conoscenza tra le culture del mondo, è da sempre democratica, antirazzista e antifascista.

https://www.people2march.org

 

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Concerto e incontro con il duo Wanami-Tsuchiya

POLO DI MEDIAZIONE LINGUISTICA E CULTURALE dell’Università degli Studi di Milano
P.za Indro Montanelli 1, Sesto San Giovanni (MI)
Mercoledì 6 marzo 2019
Ore 12:30 Aula T8
Incontro con
il Maestro Takayoshi WANAMI, violinista,
&
Mineko TSUCHIYA, pianista
(in giapponese, con traduzione)

L’incontro farà seguito al concerto per violino e pianoforte
che il duo Wanami-Tsuchiya terrà presso Casa Verdi-Casa dei Musicisti
(p.za Buonarroti 29, Milano) il 5 marzo alle ore 16:00

Eventi a ingresso libero
fino ad esaurimento dei posti disponibili


 

Takayoshi WANAMI, violino
Il Maestro Takayoshi WANAMI debuttò come solista nel 1963 all’età di diciotto anni, con la Japan Philharmonic Orchestra, dopo essersi distinto con il primo premio della All Japan Music Competition del 1962. In seguito si perfezionò in Europa, studiando con Joseph Szigeti, David Oistrakh, Sandor Vegh, e con Riccardo Bregola e Sergio Lorenzi presso l’Accademia Chigiana di Siena.
Il debutto in Europa risale al 1969, contraddistinto dai successi di Berlino e Londra. Da allora, il Maestro si è regolarmente esibito nelle maggiori città europee, come anche negli Stati Uniti, in Medio Oriente e
in Asia, spesso accompagnato da orchestre prestigiose, quali la Leipzig Gewandhaus, la London Philharmonic, la City of Birmingham Symphony, l’Orchestra Sinfonica della RAI di Torino e la NHK Symphony di Tōkyō.
A Tōkyō, i concerti Christmas Bach Series e Takayoshi Wanami Afternoon Concert – Talk & play registrano ogni anno grande successo di pubblico. Membro della Saito-Kinen Orchestra e docente alla Tōhō Gakuen School of Music, dal 1985 il Maestro Wanami tiene l’annuale corso estivo di perfezionamento a Yatsugatake (prefettura di Nagano).
Nel 2015 ha suonato alla presenza di Sua Altezza l’Imperatrice Michiko; più di recente, nel febbraio 2019 a Tōkyō si è esibito con la Philharmonic Ensemble Orchestra.
Per il suo eccezionale contributo all’apprezzamento e alla cultura della musica classica in Giappone, il Maestro Wanami ha ricevuto il Mobile Music Award (1993), il Suntory Music Award (1995), la Purple Ribbon Medal (2005) ed è stato insignito dell’Ordine del Sole Nascente, Raggi in Oro con Rosetta dal Governo giapponese (2015).

Mineko TSUCHIYA, pianoforte
Mineko TSUCHIYA ha studiato pianoforte con il Maestro Susumu Nagai, perfezionandosi in seguito con i Maestri Carl Seemann, Helmut Barth e Gyorgy Sebok. Si è diplomata alla Tokyo National University of Fine Arts and Music (dove ha ricevuto il Premio Kreutzer 1971) e in Germania alla Hochschule für Musik di Friburgo.
Ritenuta una delle migliori interpreti giapponesi del repertorio pianistico da camera e come piano di accompagnamento, la Signora Tsuchiya si è spesso esibita con molti grandi strumentisti, tra cui lo stesso Maestro Wanami.
Dal 1999 tiene un seminario annuale di musica pianistica da camera nella prefettura di Yamanashi, ed è stata docente delle classi di musica da camera alla University of Arts di Okinawa.

Duo WANAMI & TSUCHIYA
Risale al 1980 il primo concerto del duo WANAMI & TSUCHIYA. Da allora, i numerosi recitals hanno toccato Tōkyō, Londra, Parigi, Berlino, spesso trasmessi dalle emittenti radiofoniche NHK, BBC, Radio France, radio svizzera DRS (oggi SRF), Sudwest-rundfunk e Magyar Rádió (radio nazionale ungherese). Dal 2009 hanno anche tenuto vari concerti in trio con il violoncellista Ko IWASAKi.

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L’Opera di Pechino mette in scena Turandot

Dal 5 al 10 febbraio al Teatro Argentina

L’Opera di Pechino si confronta con il classico della Turandot, per la prima volta proposta da un regista italiano.

In dialogo con la grande tradizione dell’Opera di Pechino: la raffinata arte attoriale cinese, sublime mescolanza di recitazione, danza e canto, abbraccia lo sguardo prospettico e un gusto visionario d’invenzione tutta italiana. In scena la favola per antonomasia dell’esotismo orientale: la storia della principessa bella e temibile, orditrice d’inganni,  del suo cuore disperato e crudele insidiato dall’amore.

TURANDOT
regia Marco Plini

per l’Opera di Pechino XuMengke

drammaturgia Wu Jiange, WuYuejia

assistente alla regia Thea Dellavalle

musiche originali Luigi Ceccarelli, Alessandro Cipriani e QiuXiaobo

Produzione:

Compagnia Nazionale dell’Opera di Pechino, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Metastasio di Prato

Spettacolo in lingua cinese con sovratitoli in italiano

TEATRO DI ROMA ,Teatro Argentina, Largo di Torre Argentina, Roma

Biglietteria: 06.684.000.311/314
http://www.teatrodiroma.net

Biglietti: da 40€ a 13 €

Orari spettacoli:

prima ore 21 , martedì e venerdì ore 21
mercoledì e sabato ore 19 , giovedì e domenica ore 17
lunedì riposo

Durata spettacoli:1 ora e 20 minuti

 

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Le Figure dei Sogni. Marionette, burattini, ombre nel teatro di figura cinese

marionette, cina, napoli

Le figure dei sogni. Marionette, burattini, ombre nel teatro di figura cinese

in collaborazione con l’Associazione culturale  A.G.S.T. e il Museo d’Arte Orientale di Torino

Il collezionista e curatore Augusto Grilli , ingegnere meccanico per sbaglio, ha fatto del teatro e in particolare del teatro di figura la sua vita. “La passione che è nata dentro di me, e chi mi chiede come mai non lo so,  è quella del teatro di figura: io non ricordo un giorno senza una marionetta in mano. Io pongo un inizio alla mia collezione: il 26 dicembre 1946 il giorno dopo Natale quando svegliandomi al mattino sul letto ho trovato un teatrino con dodici marionette. Era un regalo abbastanza banale per l’epoca ma per me è stato il colpo di fulmine: di lì in avanti ho cominciato a collezionare marionette, burattini, ombre. Prima quelli giocattolo, perché da bambino collezionavo quelle, poi da più grande ho incominciato a studiare l’argomento e sono passato a quelle teatrali”.

La mostra viene sostenuta oltre che dal Mao (Museo d’arte orientale di Torino, che ha realizzato la mostra con personaggi provenienti da varie realtà), dal MANN,  anche dall’Istituto Confucio, dall’Università degli Studi L’Orientale e dall’istituto cinese Hanban.

La prima sala della mostra è dedicata ai burattini a guanto o a stecche. La seconda sala ha come protagoniste le marionette, mosse dall’alto con dei fili.  L’ultima sala è dedicata invece da una parte ai burattini e marionette per bambini che nascono a partire dagli anni ’20  e dall’altra alle ombre cinesi.
Per ulteriori informazioni e per consultare il video dell’inaugurazione, si prega di consultare la seguente pagina:

Le figure dei sogni. Al Museo archeologico di Napoli il magico mondo di marionette, burattini e ombre cinesi

20 dicembre 2018 – 21 gennaio 2019

Inaugurazione
giovedì 20 dicembre alle ore 17.00


Napoli
Museo Archeologico Nazionale
Piazza Museo, 19

orari di apertura della mostra: tutti i giorni (tranne il martedì) dalle ore 9.00 alle ore 19.30

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Auguri per il 2019!

 

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