Concerto Sakura-Komachi a Milano

SAKURA‐KOMACHI
Giovedì 12 maggio 2016, ore 17.30‐18.45
Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano
Via Festa del Perdono 7
Ingresso libero e gratuito fino ad esaurimento posti

Un evento a cura di Rossella Menegazzo
Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali
Con la collaborazione di Teresa Giacomelli e Giulia Giorgetti

Sakura-Komachi

 

In occasione dei festeggiamenti del 150° anniversario delle relazioni tra Italia e Giappone (1866‐2016) e nell’ambito delle manifestazioni celebrative e degli eventi culturali promossi, in entrambi i Paesi, dove musica, danza e grandi mostre d’arte sono protagoniste, Università degli Studi di Milano presenta la performance musicale del gruppo tradizionale giapponese Sakura‐komachi. La tournée italiana di Sakura‐komachi, promossa dalla Japan Performing Arts Association in collaborazione con l’Ambasciata del Giappone in Italia e il Consolato Generale del Giappone a Milano, e sponsorizzata dalla Japan Foundation, inaugurerà con l’appuntamento milanese del 12 maggio 2016 per spostarsi poi nelle città di Firenze, Roma, Bologna, Napoli e Noto.

L’orchestra nasce nel 2005 all’interno della NHK, il servizio pubblico radiotelevisivo giapponese, piattaforma dalla quale si distacca nel 2008 rendendosi indipendente e prendendo il nome di “Sakura Komachi Classical Japanese Music and Dance Group”. E’ un complesso tutto al femminile costituito da quindici affermate musiciste (Yamano Yasumi e Sakurai Akiko sono state insignite del “Grand Prix” ai Concorsi Nazionali rispettivamente di koto e biwa) che possono esibirsi in formazione completa o ridotta ma anche come soliste.
Le musiciste suonano i tipici strumenti della tradizione nipponica: dal koto della scuola Ikuta allo Shakuhachi della scuola Tozan e alla biwa della scuola Tsuruta e altri strumenti quali percussioni, flauti e shamisen che non seguono una particolare scuola ma si basano sull’insegnamento del maestro. L’ensemble non porta in scena soltanto il repertorio classico, ma è testimonianza delle contaminazioni musicali esterne legate al genere pop ed altre rivisitazioni non molto frequenti nel panorama giapponese, che rendono la performance più interessante e vicina al pubblico occidentale senza, tuttavia, nascondere le radici della tradizione. È uno tra i gruppi più prestigiosi e rappresentativi fra quelli associati alla Japan Performing Arts Association (JAA).

ENSEMBLE

KOTO – Maki Isogai, Azumi Yamano, Yuko Hukuda, Mai Kamiya;
KOTO 17 CORDE – Rin Nakashima;
SHAKUHACHI (flauto di bambù) – Shozan Sakurai;
SATSUMA BIWA – Akiko Sakurai;
WADAIKO (tamburo giapponese) – Fumiko Arai;
SHINOBUE (flauto traverso) – Ryoko Kagawa;
VOCE – Hitomi Nakamura.
Le dieci musiciste vestono abiti tradizionali e sono coordinate da:
Katsuo Susuki (produttore esecutivo), Hideo Shimoda (direttore artistico) e Shingo Shoji (direttore)

PROGRAMMA

1.さくらこまちのテーマ (全員)
Brano‐tema del Sakura Komachi (ensemble)

2.さくらさくら (全員)
Sakura Sakura (ensemble)
Fin dai tempi antichi questa canzone è stata cantata e amata dai giapponesi. Sakura è il fiore di ciliegio simbolo dell’intera nazione. E’ inoltre significativo per l’orchestra Sakura‐komachi poiché rimanda alla propria storia artistica e al legame con il Giappone.

3.春の海 (箏と尺八)
Il mare di primavera (Koto e Shakuhachi)
Haru no Umi “Mare di primavera” è un brano scritto dal celebre compositore giapponese non vedente, Michio Miyagi (1902‐1956), strumentista di koto, fu portato in scena nel 1932 assieme al violino francese di Renée Chemet ed è ancora oggi un brano che ogni giapponese conosce. Ispirato dalla bellezza dei fiori di pesco al largo dell’isola di Tomonoura, nella Prefettura di Hiroshima descritti al compositore dalle parole della guida che lo accompagnò, l’ascolto e la suggestione del suono delle onde marine, del cinguettio degli uccelli e il canto di un pescatore porteranno il pubblico a quelle atmosfere evocative.

4.那須与一 (薩摩琵琶)
Nasu no Yoichi (Satsuma Biwa)

5.江戸の囃子・寿獅子 (太鼓と篠笛)
Edobayashi e Kotobuki Jishi – Leone della longevità con accompagnamento musicale di Edo (Taiko e Shinobue)

6.日本の民謡 (歌と尺八)
Canzone popolare giapponese (Voce e Shakuhachi)

7.Assolo di tamburo giapponese
8. 体験コーナー(太鼓)
Prova del pubblico (Taiko)

9.ジブリメドレー (全員)
Gibli Medley (ensemble)

10. 鳥のように(箏合奏)
Come gli uccelli volanti (ensemble di Koto)

11. 夢の輪(全員)
Il cerchio del sogno (ensemble)
Questo brano fu scritto ed arrangiato da Hiraku Sawai, uno tra i più importanti compositori di musica giapponese contemporanea, con dedica alla NHK Society of Japanese Traditional Music; il koto assume un nuovo ruolo con sonorità rock e, sebbene non siano presenti né chitarre elettriche né batteria, evoca una possibilità e una versatilità di uno strumento tradizionale.

Il koto è uno strumento musicale cordofono di derivazione cinese appartenente alla famiglia della cetra. La sua cassa armonica in legno di Paulonia misura circa due metri di lunghezza e 24‐25 centimetri di profondità alla quale sono fissate tredici corde. Il koto, posizionato rialzato dal suolo, è suonato in ginocchio o seduti utilizzando dei plettri (tsume). A seconda del brano da eseguire e della scuola di provenienza (Yamada o Ikuta), si modica l’accordatura dello strumento. Suonato dapprima nella corte imperiale, dalla metà del Seicento la sua fruizione fu allargata alla gente comune. Lo strumento viene paragonato alle fattezze del drago cinese e da qui la terminologia per definire le varie parti di cui è composto.

Il biwa è uno strumento a corde della famiglia del liuto, introdotto grazie all’influsso cinese degli anni del Periodo Nara (710‐794). Il corpo dello strumento e il manico sono ricavati da un unico blocco ligneo mentre le corde di seta si regolano in accordatura girando i piroli della paletta ortogonale rispetto al corpo. È suonato con un grosso plettro di legno (bachi). La sua particolarità è il sawari, il suono ronzante caratteristico prodotto dallo sfregamento delle corde contro il ponticello. Esistono cinque tipi di biwa differenti tra loro per numero di corde e ponticelli. È legato alla tradizione giapponese per l’uso che se ne faceva come ausilio alla recita dei sutra buddisti o nei poemi epici.

 

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Pubblicato in AsiaTeatro, Anno VI (2016)

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