Parrucche

Uno degli elementi più caratteristici del guardaroba del kabuki è rappresentato dalle parrucche (katsura), senza ombra di dubbio una delle peculiarità più interessanti del teatro giapponese. La regola prevede, infatti, che nessun attore reciti a capo scoperto.

Le parrucche per il kabuki vengono menzionate per la prima volta nell’opera Miyako fūzoku kagami (Specchio degli usi e dei costumi della capitale), risalente al 1660.

Costituite da un’armatura in lamina di rame (daigane) adattata ad ogni singolo attore, cui vengono attaccati, in genere, capelli veri, le parrucche del kabuki, alcune delle quali estremamente elaborate, rappresentano uno degli elementi esteticamente più interessanti della rappresentazione. Proprio come avviene per i costumi, esse tendono a riprodurre le acconciature maschili e femminili del periodo Edo. L’armonizzazione fra parrucca e costume è importantissima: entrambi, poi, si adatteranno all’età, allo status, al ruolo del personaggio, essendo, sia l’uno che l’altro, elementi che contribuiscono al riconoscimento del personaggio da parte del pubblico, rispondendo a convenzioni stabilite dalla prassi e a kata introdotti da generazioni di attori.

La parrucca della oiran Yūgiri nel dramma Kuruwa Bunshō.

Due categorie di maestri artigiani lavorano alle parrucche teatrali: i katsuraya e i tokoyama. I primi si occupano di modellare il daigane e di adattarlo alla testa dell’attore cui è destinato e che ne conserverà uno per ogni ruolo interpretato. Sul daigane, infatti, una volta adattato alla testa che lo deve calzare, viene inciso il nome dell’attore che lo indosserà. Conclusa la preparazione dell’armatura il katsuraya procede all’applicazione dei capelli (che possono essere umani o, nel caso di parrucche meno costose, anche peli di yak, peli di coda di cavallo e, più raramente, fili di seta). In ogni caso i capelli vengono cuciti a mano sullo habutae, un pezzo di seta che viene poi attaccato alla base della parrucca.

Successivamente saranno i tokoyama (ossia parrucchieri specializzati in acconciature femminili o in acconciature maschili) ad avere la responsabilità di preparare le parrucche all’uso, di decorarle e di conservarle una volta terminate le rappresentazioni.

 

La parrucca di Ōboshi Yuranosuke in Kanadehon Chūshingura.

I tokoyama adatteranno la parrucca al personaggio e alla personalità dell’attore per far sì che questi aderisca in maniera più naturale al ruolo che deve interpretare.

Si tratta di un compito di grande responsabilità perché le parrucche giocano un ruolo estremamente importante nella realizzazione dell’estetica dello spettacolo kabuki.

Per questa ragione la professione di tokoyama viene tramandata di padre in figlio (una trasmissione da cui sono escluse le figlie femmine) con un sistema di capiscuola, o sistema iemoto, analogo a quello delle altre arti tradizionali giapponesi. E poiché  il numero delle parrucche in uso, seppur ridotto rispetto al periodo Edo, resta comunque cospicuo (circa quattrocento modelli solo per le parrucche maschili), l’addestramento di un tokoyama si protrae per circa dieci anni. Quasi quanto quello di un attore.

R.M.

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Pubblicato in AsiaTeatro, Anno I (2011)