Swayambhu: a Reggio Emilia Shantala Shivalingappa

Swayambhu
a solo di Kuchipudi  accompagnato da quattro musicisti.
coreografie di Shantala Shivalingappa
prima italiana

Reggio Emilia
TEATRO ARIOSTO
Sabato 25 febbraio, ore 20,30

cembali e percussioni (Nattuvangam e Pakhawaj Pakhawaj) B.P.Haribabu
canto J. Ramesh
percussioni (Mridangam Mridangam) N. Ramakrishnan
flauto K.S.Jayaram

Swayambhu (suaya-mbu): “Colui che si manifesta spontaneamente” o “Chi si origina da sé”.
Termine sanscrito usato per designare una pietra o una roccia che presenta in modo naturale le sembianze della divinità, come ad esempio Ganesh, il Dio dalla testa d’elefante, o Shiva, il Dio della danza.
In modo più sottile, Swayambhu designa l’esperienza spontanea e improvvisa di una presa di coscienza della realtà, un momento di grande lucidità, dove si rileva la natura essenziale del reale: un campo infinito di Unità, Fluidità, Energia.
Il danzatore diventa un artigiano-alchimista. Esce da quelli che sono i suoi strumenti: movimenti, gesti, ritmica, dinamica, espressioni del viso, musica, melodia, parole, uso dello spazio, luci, colori, estetica, intenzionalità, stato mentale.
Ogni elemento è reso più acuto, osservato, soppesato e poi maneggiato con cura, amore, delicatezza. Cerca l’alleato giusto che sarà propizio alla manifestazione d’una espressione pura, dove la percezione sarà resa possibile.
Una visione da cui si indovina la luce, ma di cui non si è mai provata la forma con chiarezza, e che non ci si può aspettare di intravedere che grazie a questa alchimia magica, che permette la sua rivelazione spontanea: per un istante cade il velo dell’illusione, Maya in sanscrito, ed affiora l’infinito…bisogna però che l’alchimia riesca.

Il percorso saggio e originale della danzatrice e coreografa Shantala Shivalingappa procede sul filo di scelte artistiche precise.
Riconosciuta interprete di Kuchipudi, danza indiana classica nervosa e raffinata nei suoi cambi di ritmo, Shantala riesce a creare degli spettacoli a sua misura, punte avventurose tra tradizione e modernità.
Nella sua nuova produzione si misura con un récital solo di kuchipudi, percorso dalle molteplici influenze di cui è intessuto il suo cammino, da Maurice Béjart fino a Bartabas passando per Peter Brook e Pina Bausch.
Formatasi presso il maestro del genere Vempati Chinna Satyam che ha permesso la rinascita del kuchipudi in India, Shantala ha messo a punto un programma che esalta il gioco di contrasti che fondono questo stile.
Shantala ha messo a punto un programma che esalta il gioco di contrasti che fondono questo stile. Rapida e sospesa, terrena e aerea, simmetrica e asimmetrica, la danza gioca in un bilico sottile che Shantala Shivalingappa adatta con precisione. Tra l’essenza di un’arte e la sua incarnazione contemporanea, appare una scrittura personale.

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Pubblicato in AsiaTeatro, Anno II (2012)

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