L’uso del dizionario nelle lezioni di cinese

di Isabella Garofali

L’esigenza di trattare l’argomento dell’uso dei dizionari  è data proprio dalla peculiarità del sistema di caratteri cinesi: questa pratica non è affatto scontata per un neofita e richiede molto esercizio ed allenamento. Soprattutto tale pratica è necessaria per riuscire a superare lo stress emotivo dell’esame di Stato: essere competente nell’uso di uno strumento è come avere la patente di guida di un autoveicolo; chiaramente più si è sicuri nella ricerca, più si è usato il dizionario e più questo strumento può essere di aiuto in un momento ad alto impatto emotivo.

Osservando direttamente lo svolgimento della terza prova dell’esame di maturità di alcune classi di un liceo linguistico, gli studenti non avevano soltanto la prova di cinese, ma anche i quesiti delle altre discipline scelte dal consiglio di classe. Gli studenti in genere avevano circa una ventina di minuti disponibili per rispondere ai quesiti. La prova, richiedeva quindi concentrazione ed esercizio a gestire il tempo e gli strumenti forniti, invece nella mia esperienza come commissario esterno, gli studenti gestivano male il tutto, trovandosi spesso a cercare parole a vuoto, in alcuni casi lasciando in bianco talvolta delle risposte ai quesiti. A queste difficoltà del singolo si sono aggiunte anche le difficoltà oggettive: la mancanza di una tavola dei radicali[1] all’interno di uno dei dizionari più diffusi. Inoltre l’esiguità degli esempi per ogni lessema e la mancanza di strutture grammaticali tra gli esempi presentati, hanno aumentato la difficoltà della prova, lasciando spesso agli studenti con maggiore capacità di memorizzazione e con meno blocchi emotivi in sede d’esame, la possibilità di riuscire comunque a rispondere in maniera più ricca e appropriata ai quesiti proposti. In futuro non sarà più prevista la terza prova dell’Esame di Stato, ma sarà il dizionario uno strumento molto importante per affrontare la seconda prova, con una lingua scelta dal Ministero, una comprensione del testo con dieci quesiti che rimandano direttamente al testo ed una piccola produzione scritta ad esso collegata. È fondamentale che i ragazzi possano usufruire attivamente del dizionario a tal punto da poterlo inserire nella loro cassetta degli attrezzi[2] anche dopo aver lasciato la scuola. Si tratta infatti di uno strumento che accompagnerà ogni studioso della lingua cinese per il resto della sua vita.

In cinese, un carattere può essere dimenticato, ma come usare il dizionario generalmente no.

Tuttavia essendo i dizionari piuttosto dissimili tra di loro, è necessario verificare quale sia il più adatto a seconda degli obiettivi finali e sulla base delle necessità effettive degli studenti.

Possiamo di certo notare che i dizionari ed i vocabolari di cinese attualmente in commercio rappresentano un segno di continuità con le altre lingue e che spesso sono rappresentativi di ogni singola casa editrice. Di certo, pubblicati in Italia, non abbiamo dizionari e vocabolari monolingue, ma dizionari bilingui o plurilingui volti a tradurre le parole di altre comunità linguistiche del presente con cui la nostra è entrata in rapporti culturali, economici o di altro tipo[3]. Dal momento che gli studenti di scuola superiore difficilmente raggiungono il livello di competenze per consultare un dizionario o un vocabolario monolingue, non possiamo che considerare i dizionari e i vocabolari bilingui. Risulta anche interessante la possibilità di considerare dei vocabolari di caratteri monolingue, in genere con caratteri più grandi ed evidenti, come il Xinhua Zidian, per aiutare gli alunni con disturbi di apprendimento,  sulla base del Piano Didattico Personalizzato e delle misure compensative contemplate nei documenti diagnostici.

Nell’analisi dei testi considerati nella tabella riassuntiva, bisognerà anche controllare il numero di voci per comprendere quanto il dizionario o il vocabolario sia ricco rispetto alle stime del totale delle parole di una lingua. Da un punto di vista della distinzione terminologica tra dizionario e vocabolario, si intende l’interpretazione di M. Aprile secondo la quale un dizionario è uno strumento in cui è raccolto e ordinato il lessico; il vocabolario è un settore determinato del lessico stesso[4]. Da quest’ultima analisi, si prende quindi in considerazione il termine dizionario piuttosto che vocabolario, per l’uso generico che ne fanno gli studenti a scuola. Altri fattori importanti e discriminanti sono la presenza di tavole per facilitare la consultazione dei dizionari, i font utilizzati, eventuali colori, ma anche il costo ed il peso[5].

 

 

 

* Scarica la tabella in pdf.

Questi fattori sono importanti per determinare la fruibilità dei dizionari. Si tratta di strumenti non esplicitamente destinati ad apprendenti di scuola secondaria di secondo grado, ma a utenti generici primariamente per ragioni commerciali. Il fatto di non avere dizionari dedicati per studenti delle scuole è anche dato dalla difficoltà di scegliere il lessico, non essendo possibile controllare completamente ciò che viene insegnato in classe e i contenuti della seconda  e della terza prova dell’Esame di Stato[6].

Dalla tabella comparativa  emerge che solo i due ultimi dizionari non hanno la ricerca per radicali e che quindi non sono idonei per uno studio più autonomo della lingua. Anche i dizionari compatti, non offrendo esempi di frasi ed essendo piuttosto dei lemmari, non sono uno strumento di apprendimento completo come supporto per lo sviluppo delle competenze di espressione scritta ed orale. Esaminando invece i dizionari più corposi, non tutti presentano l’indicazione delle categorie grammaticali vicino al lemma. Ad esempio l’edizione minore del dizionario Hoepli, per il carattere ben 本 non presenta alcuna indicazione di categoria grammaticale: infatti con il sintagma nominale liang ben shu 两本书 due libri[7] è presente solo una traduzione. Anche il dizionario della casa editrice De Agostini ha il medesimo problema, anzi non viene neanche fornito un esempio, come se ben 本 non avesse una funzione di classificatore[8]. Nell’edizione della casa editrice Garzanti, ben 本, anche se presentato con esempi molto semplici ed  essenziali,  è declinato chiaramente nelle diverse  accezioni con l’opportuna classe grammaticale in altro colore[9]. Invece le Dictionnaire chinois-français du chinois parlé, presenta una lista molto dettagliata di esempi con ben, con tutte le indicazioni grammaticali e di strutture, ma anche spunti per ampliare il lessico dell’utente[10], risultando uno strumento particolarmente utile nella pianificazione delle unità di apprendimento per il docente, mentre non sarebbe un dizionario adatto ad uno studente, in quanto troppo dettagliato e complesso: necessiterebbe della mediazione di un insegnante. Ritengo però opportuno che un dizionario per utenti non madrelingua dovrebbe avere più esempi di natura plurifunzionale come supporto nella ricerca di informazioni relative alla sintassi[11].Dopo aver dato delle indicazioni su come dovrebbe essere strutturato un dizionario ideale per apprendenti non madrelingua delle scuole secondarie di secondo grado, è opportuno definire delle attività in classe per l’apprendimento all’uso del dizionario.

Come prerequisito bisognerebbe consigliare l’uso del dizionario almeno dopo aver frequentato un anno di studio della lingua cinese. Le competenza da sviluppare è proprio quella dell’uso del dizionario, inteso come saper fare in lingua nelle competenze dell’uso del lessico e della grammatica, all’inizio con obiettivi più semplici, quindi possiamo ipotizzare una traduzione di una frase semplice, un esercizio di manipolazione linguistica, i cui caratteri in minima parte non siano noti.

Tuttavia dobbiamo ricordare che l’uso del dizionario, con un semplice esercizio di traduzione, non è direttamente un’attività comunicativa anzi ricorda l’approccio grammaticale e traduttivo tipico delle lingue classiche. Per questo motivo il dizionario è spesso bandito dalle prove comuni e dalla maggior parte dei test di lingua, come anche dalle certificazioni linguistiche. Pertanto è difficile inquadrare l’uso del dizionario all’interno di una didattica per competenze che dovrebbe essere adottata regolarmente nelle classi di oggi. Nella tipologia di approccio comunicativo, il docente non insegna il cinese, ma  insegna a fare in cinese, anzi più esattamente aiuta a apprendere a fare delle attività in lingua[12]. Certamente l’uso del dizionario fa parte del saper fare, ma l’uso di un’altra lingua, la traduzione potrebbe far perdere l’obiettivo stesso di un’attività.

Quanto alle metodologie privilegiamo delle attività in cooperazione tra gli studenti, dividendo i ragazzi in piccoli gruppi e utilizzando il metodo della classe capovolta.[13] Nella classe capovolta, o flipped learning, l’insegnante affida a un video di circa 10 minuti la spiegazione che viene visualizzata dagli studenti a casa, mentre in classe si svolgono soltanto attività pratiche: in questo caso si potrebbe realizzare un video di circa 10 minuti sull’uso del dizionario da far visualizzare a casa ed in classe chiedere di tradurre un piccolo dialogo o un breve testo in un tempo di circa 20 minuti. I caratteri più difficili da cercare sul dizionario potrebbero essere inseriti in un piccolo glossario, per motivare gli studenti nella ricerca, con esercizi progressivamente più complessi.

La spiegazione e la soluzione sarà data dagli stessi alunni utilizzando un dizionario online con la LIM, senza valutazione. La valutazione sarà la restituzione di una breve email o componimento realizzato dall’alunno a casa ed inviato online su una piattaforma di apprendimento (Edmodo) riutilizzando il lessico appena introdotto. Lo studente riceverà in tempo reale la valutazione sulla padronanza linguistica dell’espressione scritta.

 

Isabella Garofali

docente a tempo determinato presso il Liceo Classico Statale “S. Quasimodo” di Magenta (MI) – polo didattico dell’Istituto Confucio dell’Università Statale di Milano, abilitata con TFA ordinario presso l’Università per Stranieri di Siena. Ha studiato presso Nanterre Paris X, etnomusicologia ed etnologia generale. Attualmente sta conseguendo un Master Universitario in didattica per la promozione della lingua e della cultura italiane a stranieri (Itals) presso Ca’ Foscari. È socio fondatore dell’Associazione nazionale docenti di cinese e cura la sezione dedicata alla Cina di Asiateatro.


BIBLIOGRAFIA

AA.VV. Dizionario Cinese, Milano: De Agostini, 2004.
Aprile Marcello. Dalle parole ai dizionari, Bologna: il Mulino, 2005.
Cheng Ting Au, “Oralité de le Dictionnaire de Chinois Langue Etrangère.” in Premières Journées dEtude Internationales sur lEnseignement du Chinois, ed. Association Française des Professeurs de Chinois,131-136, Paris: Librairie Le Phenix, 1997.
Dallidet Michel ed., Centre de Recherches Linguistiques sur l’Asie Orientale, Dictionnaire chinois-français du chinois parlé, Paris: You -Feng, 2001.
Dautry Claire-Lise, “Approches communicatives, Présentation dune démarche de classe, du sens vers la forme,in Enseigner le chinois, ed. Véronique Staat et al., 143-153, Direction de l’Enseignement scolaire, Bureau de la formation continue des enseignants,Centre régional de documentation pédagogique de l’académie de Versailles, 2005.
Lombardi Rosa, I Garzantini Cinese, Varese: Garzanti,2012.
Zhang Shihua. Dizionario di cinese, Edizione minore. Milano: Hoepli, 2007.

SITOGRAFIA

D.M. 39/2016 http://www.istruzione.lombardia.gov.it/mantova/wp-content/uploads/2015/02/20150203DM39_Digitalizzato03-02-2015.pdf  consultato il 24 maggio 2016.
Il concetto di cassetta degli attrezzi e La Buona Scuola https://labuonascuola.gov.it/area/a/24094/ consultato il 24 maggio 2016.
Sito dell’AIE, Associazione Italiana Editori, http://www.adozioniaie.it/docenti/Login.cgi#Opere consultato il 24 maggio 2016.
Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia Ufficio IV – Rete scolastica e politiche per gli studenti Dossier LA DIDATTICA PER COMPETENZE, http://www.istruzione.lombardia.gov.it/wp-content/uploads/2009/10/dossier_competenze-lug2013.pdf , 5. Consultato il 23 maggio 2016.
Risorse online per il dizionario Zanichelli http://static.zanichelli.it/catalogo/assets/a07.9788808079831.pdf consultato il 24 maggio 2016.

 


NOTE

[1] Tavola dei radicali del dizionario Zanichelli http://static.zanichelli.it/catalogo/assets/a07.9788808079831.pdf consultato il 24 maggio 2016.
[2] Per spiegare il concetto di cassetta degli attrezzi si rimanda al sito della riforma denominata “La Buona Scuola” https://labuonascuola.gov.it/area/a/24094/ 
[3] Marcello Aprile, Dalle parole ai dizionari (Bologna: il Mulino, 2005), 163.
[4] Aprile, Dalle parole ai dizionari, 165.
[5] Sul sito dell’AIE,http://www.adozioniaie.it/docenti/Login.cgi#Opere  sito utilizzato per l’adozione dei libri di testo, si riportano pochissimi dizionari di cinese, sempre senza indicarne il peso. Non vi sono informazioni sufficienti per scegliere il dizionario adatto all’utenza ed i costi di acquisto sono piuttosto elevati anche per il docente.
[6] Per la scelta della disciplina oggetto di verifica nella seconda prova di maturità si richiama il D.M. 39/2015 http://www.istruzione.lombardia.gov.it/mantova/wp-content/uploads/2015/02/20150203DM39_Digitalizzato03-02-2015.pdf. Sui contenuti della prova rimando a Circolare n. 1 Prot. n. 758,
http://www.gazzettaamministrativa.it/opencms/export/sites/default/_gazzetta_amministrativa/amministrazione_trasparente/_sicilia/_istituto_istruzione_secondaria_superiore_luigi_pirandello_di_bivona/090_prov/020_pro_dir/2015/Documenti_1423044976438/1423044980100_esamiiiciclocm01-2015.pdf

[7] Shihua Zhang, Dizionario di cinese, Edizione minore, (Milano: Hoepli, 2007) 18.
[8] AA.VV. Dizionario Cinese, (Milano: DeAgostini,2004) 929.
[9] Rosa Lombardi,I Garzantini Cinese, (Varese: Garzanti,2012) 24.
[10] Michel Dallidet ed., Centre de Recherches Linguistiques sur l’Asie Orientale, Dictionnaire chinois-français du chinois parlé, (Paris: You -Feng,2001) 56.
[11] Ting Au Cheng, “Oralité de le Dictionnaire de Chinois Langue Etrangère.” in Premières Journées dEtude Internationales sur lEnseignement du Chinois, ed. Association Française des Professeurs de Chinois (Paris: Librairie Le Phenix, 1997), 127-136.
[12] Claire-Lise Dautry, “Approches communicatives, Présentation dune démarche de classe, du sens vers la forme,in Enseigner le chinois, ed. Véronique Staat et al., (Direction de l’Enseignement scolaire, Bureau de la formation continue des enseignants,Centre régional de documentation pédagogique de l’académie de Versailles, 2005), 143.
[13] Cf. Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia Ufficio IV – Rete scolastica e politiche per gli studenti Dossier LA DIDATTICA PER COMPETENZE,
http://www.istruzione.lombardia.gov.it/wp-content/uploads/2009/10/dossier_competenze-lug2013.pdf , 5. Consultato il 23 maggio 2016.

 

__________

Pubblicato in AsiaTeatro, Anno VIII (2018)