Tomoe la guerriera

Claudia Iazzetta, Tomoe. La donna che visse due volte, Roma, Aracne, 2025, pagine 272


recensione di Carmen Covito

Tra le figure più o meno mitizzate che nell’immaginario occidentale medio rappresentano il Giappone, assieme all’eterna geisha troviamo, come suo contraltare, quella versione femminile del samurai che passa sotto il nome di onna musha oppure onna bugeisha: la donna guerriera, esperta nelle arti marziali. Esistita davvero? e, se esistita, in quali epoche storiche, e in quale percentuale rispetto ai suoi colleghi? Qualche ritrovamento sui campi di battaglia incoraggerebbe a credere che le donne, o almeno alcune donne, avessero realmente avuto una parte attiva nella sfera politico-militare del medioevo giapponese, ma, se guardiamo solo alla tradizione letteraria, non c’è dubbio che la figura della guerriera esistesse, e venisse evocata non soltanto nelle ballate epiche ma, carnalmente o in spirito, sulle scene teatrali.

Oggi una monografia italiana esplora la più celebre di queste guerriere letterarie: Tomoe. Fortissima guerriera al servizio di Kiso no Yoshinaka (sicuramente esistito, lui, dal 1154 al 1184), Tomoe fu raccontata nelle diverse varianti dello Heike monogatari e poi in numerosi drammi nō. Claudia Iazzetta nel suo bel libro Tomoe. La donna che visse due volte, non soltanto analizza dettagliatamente la costruzione del personaggio letterario ma, seguendone le trasformazioni attraverso i testi successivi, ci mostra come il suo carattere sia stato modificato in accordo al mutare dei canoni sociali e ideologici, e “normalizzato” per adattarlo alla mutata percezione del ruolo delle donne tra Giappone feudale e Giappone premoderno: “Tale processo”, ci dice l’autrice, “si articola attraverso strategie narrative e drammaturgiche che, pur nell’apparente celebrazione delle capacità belliche della protagonista, tendono a riassorbire l’anomalia rappresentata dalla donna guerriera all’interno di paradigmi comportamentali socialmente accettabili”.

Forse realmente vissuta insieme ad altre onna musha al seguito del signore di Kiso, “guerriera di incomparabile valore”, “attendente personale di Yoshinaka” che “eccelleva nell’uso dell’arco, dimostrava straordinaria perizia militare e notevole rapidità nello scoccare le frecce”, il momento in cui Tomoe appare come personaggio è la battaglia di Awazu (1184) in cui Yoshinaka viene sconfitto. Ridotto con pochi compagni e deciso a suicidarsi, ordina a Tomoe di allontanarsi per portare un suo ricordo a sua moglie (e, in alcune versioni, per non essere trovato morto in compagnia di una donna). Tomoe vorrebbe invece morire insieme al signore come deve fare un fedele vassallo e, nella rabbia per l’ingiusto ordine ricevuto, si volge contro gli inseguitori e compie straordinarie prodezze, “sola contro una schiera di nemici che, come petali, cadono recisi dalla sua alabarda”. Poi il suo senso di lealtà prevale e, pur avendo il cuore straziato dal dolore, si spoglia dell’armatura come le è stato ordinato e lascia il campo di battaglia. In alcune versioni, porterà con sé il rancore di non aver potuto combattere fino alla fine, in altre accetterà il suo nuovo ruolo di donna destinata a pregare per l’anima dell’uomo che, da vivo, ha servito.

Questo “riallineamento del personaggio ai parametri della femminilità” stabiliti dalle varie epoche risulta evidente dall’analisi dei drammi in cui compare la guerriera. Insieme a due drammi incentrati sulla storia di Yoshinaka e del suo compagno d’armi Kanehira, Iazzetta li traduce qui per la prima volta in italiano, anzi, per i drammi non canonici si tratta della prima volta assoluta in una lingua occidentale. Accanto al più famoso dramma Tomoe (attribuito da qualcuno a Zeami ma di autore incerto, XV secolo), troviamo Kinukazuki Tomoe (Tomoe con la veste del suo signore), Konjō Tomoe (Tomoe resta in vita), Genzai Tomoe (La vita attuale di Tomoe), Midai Tomoe (Tomoe e la consorte di Yoshinaka) e Katami Tomoe (Tomoe e la cesta di vimini). Basterebbero queste traduzioni di testi finora introvabili a rendere prezioso il libro, ma la ricostruzione del personaggio e delle sue metamorfosi letterarie è affascinante e getta molta luce sulla storia della costruzione sociale della femminilità.