Mawaributai

Un elemento fondamentale nell’edificio teatrale del kabuki è il mawaributai (palcoscenico girevole) un’invenzione di primaria importanza nella storia del teatro mondiale, trasferita in Occidente per opera di Max Reinhardt (1873-1943) e Vsevolod E. Meyerhold (1874-1942), agli inizi del XX secolo. Questa piattaforma circolare girevole, tagliata nel mezzo del palcoscenico, permette con una rotazione di 180° di cambiare scena molto velocemente, dimezzando i tempi fra un atto e l’altro o fra una scena e l’altra e permettendo di farlo a vista, cioè a sipario aperto, cosa che pare deliziasse il pubblico già in passato e contribuisse a creare quella atmosfera particolare propria al kabuki.

Il mawaributai del teatro di Uchiko, prefettura di Ehime (isola di Shikoku). Foto di R.M.

 

L’origine del mawaributai propriamente detto viene fatta risalire al 1758, quando il drammaturgo Namiki Shōzō I (1730-1773), al Kadoza di Ōsaka, mise a punto una piattaforma circolare mossa da un meccanismo manuale sotterraneo. Si sa però che già verso il 1715 un drammaturgo di nome Nakamura Denshishi creò una primitiva piattaforma (chiamata allora bun mawari), in grado di girare su stessa per mezzo di ruote, appoggiata sul palcoscenico e fatta ruotare per mezzo di corde dal fondo del palco. Fu solo nel 1793 che un tecnico di nome Jūkichi del Nakamuraza di Edo perfezionò la piattaforma circolare, tagliandola sulla superficie del palco e ideando un congegno che veniva manovrato, almeno fino all’introduzione dell’elettricità, da uomini che stavano in una stanza posta al di sotto del palcoscenico (significativamente denominata naraku, “buco senza fondo” ovvero “inferno”). Questi meccanismi sono ancora visibili nei sotterranei dello storico teatro di Uchiko (prefettura di Ehime), nell’isola di Shikoku.

Successivamente il mawaributai venne ancora migliorato, per meglio adattarlo alle esigenze della rappresentazione, e vi si praticarono delle aperture chiamate seridashi con meccanismi che permettevano agli attori che impersonavano esseri soprannaturali, di salire o scendere improvvisamente. I congegni di queste botole erano anch’essi azionati, in origine, manualmente. Anche l’invenzione di questo sistema sarebbe attribuibile a Namiki Shōzō I.

Se si può ipotizzare che la nascita del mawaributai sia da ascrivere al desiderio di accorciare i “tempi morti” della rappresentazione, ci si accorse subito delle potenzialità drammatiche di questo meccanismo e lo si utilizzò ben presto in senso spettacolare.

R.M.

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Pubblicato in AsiaTeatro, Anno I (2011)