Karin no fudoki

Nel settembre 2018, in occasione del XLII Convegno di Aistugia (Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi), veniva inaugurata presso il Polo universitario di Sesto la mostra fotografica “Karin no fudoki”. Nel novembre 2026 la mostra viene riproposta negli spazi del medesimo Polo, accompagnata questa volta da un pomeriggio di studio presso la Biblioteca del Dipartimento, con interventi accademici che invitano a rileggere le fotografie nella prospettiva della storia culturale, delle trasformazioni sociali e del rapporto fra comunità e territorio nel Giappone contemporaneo.

Dal 3 novembre 2026
花梨のふどき
Karin no fudoki
mostra fotografica di Karin Vettorel

Dalle risaie di Niigata alle botteghe artigiane dello Shikoku, fino alle comunità dello Hokkaidō, le immagini raccontano paesaggi e modi di vivere plasmati dal lavoro, dai saperi tramandati e dalle consuetudini collettive.

Karin no Fudoki, mostra fotografica

POLO DI MEDIAZIONE LINGUISTICA E CULTURALE
Università Statale degli Studi di Milano
Piazza I. Montanelli 1, Sesto San Giovanni MI
INGRESSO LIBERO

Biblioteca del Polo di mediazione interculturale e comunicazione, DLLCM, CARC Contemporary Asia Research Centre, AsiaTeatro, Slowphoto Studio, Komorebi

inaugurazione mostra e pomeriggio di studi

Inaugurazione 3 novembre 2026 :
IL TEMPO DEI LUOGHI
Paesaggi, comunità e trasformazioni del Giappone rurale
In occasione del Bunka no hi, la Giornata della cultura celebrata in Giappone il 3 novembre, il Polo di Mediazione e la sua Biblioteca inaugurano “Karin no fudoki”, mostra fotografica di Karin Vettorel.
Dalle risaie di Niigata alle botteghe artigiane dello Shikoku, fino alle comunità dello Hokkaidō, le immagini raccontano paesaggi e modi di vivere plasmati dal lavoro, dai saperi tramandati e dalle consuetudini collettive. Attraverso prospettive geografiche e storiche, accompagnate dalla testimonianza diretta della fotografa, l’incontro inaugurale ripercorre le trasformazioni economiche e sociali di questi territori, fra processi di marginalizzazione, spopolamento e nuove iniziative di valorizzazione locale.
Un’occasione per riflettere sul rapporto fra comunità, ambiente e memoria, ma anche sulle prospettive future di un Giappone rurale tutt’altro che immobile.

Interventi di: Dino Gavinelli, Virginia Sica, Karin Vettorel, Federica Bartolomei

3 novembre 2026
POLO DI MEDIAZIONE LINGUISTICA E CULTURALE
AULA P3, ore 15:00 – 18:00
Università Statale degli Studi di Milano
Piazza I. Montanelli 1, Sesto San Giovanni MI
INGRESSO LIBERO

Karin Vettorel.
Laureata in Scienze della Comunicazione a indirizzo interculturale, con particolare riferimento alla lingua e alla cultura giapponese, presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, è fotografa professionista da oltre vent’anni.
Il suo rapporto con il Giappone ha inizio nel 2003, anno del primo viaggio nell’arcipelago, e si approfondisce attraverso numerosi soggiorni e progetti fotografici, rivolti soprattutto a realtà territoriali e sociali meno frequentate dai circuiti turistici: dalle comunità rurali della prefettura di Niigata alle regioni settentrionali dello Hokkaidō, fino alla prefettura di Tokushima, nell’isola di Shikoku.
Nel corso degli anni, la frequentazione di questi luoghi e il contatto diretto con i loro abitanti hanno progressivamente trasformato un iniziale interesse culturale in una conoscenza approfondita della società giapponese, delle sue tradizioni locali e delle trasformazioni che interessano le comunità periferiche.
In tale contesto si collocano alcune significative esperienze di collaborazione con enti pubblici e organizzazioni giapponesi: con la municipalità di Tōkamachi, in occasione della partecipazione al progetto cinematografico Shutters4, realizzato nell’ambito della Echigo-Tsumari Art Triennale; con la prefettura di Tokushima, per il progetto Bee-Tour; e con Relation, organizzazione attiva nella valorizzazione dei territori rurali e nella costruzione di nuove relazioni fra comunità locali, istituzioni e ambiente naturale, attraverso l’iniziativa Learning Journey. Esperienze diverse, accomunate dall’attenzione alle identità territoriali, alla memoria collettiva e alle forme di convivenza fra tradizione e mutamento.
Alla base del suo lavoro vi è una concezione della fotografia che supera la semplice documentazione visiva: l’immagine diventa uno strumento di incontro e di conoscenza, capace di restituire la complessità delle esperienze umane e di favorire il dialogo fra culture differenti. A questa convinzione si accompagna l’idea che la pratica fotografica possa costituire anche un percorso di introspezione, crescita personale e consapevolezza di sé. Su tali presupposti Karin ha condotto seminari e attività formative presso Arimo – cooperativa sociale impegnata nell’accompagnamento educativo e nel reinserimento sociale di adolescenti e giovani in situazioni di difficoltà – e in ambito universitario.
La medesima attenzione alle persone e alle relazioni è all’origine di due importanti iniziative milanesi: la fondazione, nel 2022, di Komorebi ETS, associazione culturale e di promozione della socialità, e l’apertura, nel 2023, di Slowphoto Studio, studio fotografico dedicato alla sua professione.
Nata nell’ambito del progetto comunale La Scuola dei Quartieri, Komorebi ETS promuove iniziative culturali, corsi, incontri e occasioni di aggregazione. Accanto alle attività dedicate alla lingua e alla cultura giapponese – alcune delle quali promosse sin dal 2009 dal Polo universitario di Sesto – l’associazione sviluppa progetti di partecipazione civica e valorizzazione della memoria locale, fra cui FotoRaccordi, un archivio fotografico partecipativo dedicato alla storia del quartiere Gallaratese.
Nel marzo 2026 Karin, in qualità di presidente di Komorebi ETS, ha contribuito alla realizzazione di Earth ∞ Pieces Milano 2026, progetto internazionale di arte partecipativa promosso insieme a Slow Label, organizzazione giapponese senza scopo di lucro fondata da Kurisu Yoshie. Nato in Giappone e approdato per la prima volta in Italia nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il progetto è culminato il 15 marzo in una performance musicale collettiva al Teatro Dal Verme, che ha riunito artisti e musicisti con e senza disabilità, di differenti età e provenienze. Un’esperienza nella quale l’inclusione non è stata soltanto il tema dell’iniziativa, ma il principio stesso della creazione artistica.